GIAPPONE - LA VERITA SUL NUCLEARE 3 (Update Pag7)
Inviato: lun mar 14, 2011 2:52 pm
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Cosa possiamo imparare dal terremoto in Giappone (e dai giapponesi)
di Eleonora Presani - lunedì 14 marzo 2011
Anche su Appunti Digitali, come su tutto il resto del panorama d’informazione e opinione, parliamo del terremoto avvenuto in Giappone nei giorni scorsi. Lo faremo nella giornata di oggi con due contributi, quello che vi apprestate a leggere e un successivo articolo di Simone Serra che entrerà maggiormente nei dettagli tecnici della vicenda.
Torniamo al Giappone: questo avvenimento è di una portata così macroscopica, che mi è molto difficile parlarne. È difficile perché nessuno può confrontarsi con più di diecimila morti e dispersi, stando comodamente seduto di fronte al proprio computer, e pensare di descrivere o commentare questo avvenimento. Ci si sente delle piccole formiche, inermi e incapaci perfino di comprendere la gravità di questa tragedia. Cercherò quindi di parlarne in modo più tecnico, osservando cosa secondo me possiamo imparare da questo evento che lascerà inevitabilmente la sua impronta nella storia.
Una cosa mi ha colpito in modo particolare questi giorni, e ammetto che faccio fatica a contenere la rabbia su questo punto. Leggendo molti dei giornali italiani sembra che il terremoto e il conseguente tsunami siano eventi secondari, laterali rispetto all’allarme della centrale nucleare di Fukushima.
Il Fatto Quotidiano, al momento della mia scrittura, titola: “Giappone, dopo Fukushima emergenza in altre centrali“, e Repubblica “Si teme la pioggia radioattiva per domani“… Di solito trovo, personalmente, specialmente la prima di queste testate alquanto informativa.
Ma trovo vergognosa la strumentalizzazione di questa tragedia. Veramente questi giornali (ma sono solo esempi, molti altri sono assolutamente analoghi) cercano di venderci la notizia che i giapponesi, in questo momento, devono preoccuparsi delle centrali nucleari? Con diecimila morti risultanti da un conteggio ancora parziale?
Prima di entrare nello specifico del perché, dal mio punto di vista, questa è un’assurdità incredibile e molto pericolosa per la disinformazione che viene data alla popolazione, vorrei consigliarvi la lettura di un editoriale, apparso sul Corriere, che spiega il mio punto di vista (come essere umano, non come fisico nucleare) molto meglio di come posso solo sperare di fare io stessa.
Si tratta dell’editoriale di Claudio Magris, a cui posso solo inchinarmi per la profondità e la chiarezza delle proprie parole. Vorrei ricordate a tutti i lettori di questa rubrica (ma probabilmente molti di voi lo hanno già capito) che la mia opinione può essere facilmente riassunta da alcune frasi di questo editoriale: l’uomo È natura.
L’uomo non può fare niente di contro natura, semplicemente perché è parte di essa, proprio come ogni altro organismo, elemento e particella dell’Universo. Quello che può fare, e che spesso gli riesce molto bene, è fare cose stupide e che lo porteranno a pagare un alto prezzo. Ma anche questo, come tutto il resto, va perfettamente secondo natura.
Il terremoto avvenuto in Giappone lo scorso 11 Marzo è stato il quinto terremoto più potente della storia dell’uomo. È il più potente terremoto che il Giappone abbia mai dovuto affrontare. Eppure sembra che alluvioni, città distrutte, mancanza di acqua potabile, mancanza di elettricità, strade distrutte, case sommerse, siano un evento secondario, perché una centrale nucleare ha affrontato, in una situazione del genere, delle difficoltà nella gestione del raffreddamento post spegnimento.
I giornali sembra vogliano tenerci aggiornati solo su questo. Cercando di scrivere questo post, però, mi rendo conto che trovare delle informazioni affidabili e serie su questo argomento è veramente difficile. Oltre al contributo di Simone, che apparirà fra poco su queste pagine, il testo che secondo me descrive nel modo più preciso e comprensibile cosa sia veramente successo alla centrale di Fukushima, è apparso in un blog di un insegnante australiano residente nella città di Kawasaki, in Giappone. Questo testo è stato scritto dal Dr. Joseph Oehmen, del MIT di Boston.
Ho sentito, o meglio letto sulla rete, che qualcuno si è addirittura sognato di paragonare l’esplosione avvenuta alla centrale di Fukushima, al disastro di Chernobyl.
Mi sento in colpa solo a menzionare questo paragone, ma lo faccio con l’unico scopo di sfatare ogni dubbio. L’esplosione di Chernobyl è stata causata da un aumento eccessivo di pressione, dall’esplosione dell’idrogeno e dalla rottura di tutti i contenimenti, con la conseguente espulsione di tutto il materiale del nucleo (core) nell’ambiente esterno (quella che viene chiamata “bomba sporca”).
Tempo fa ho scritto un pezzo che tentava di spiegare la tragedia di Chernobyl, per cui chi è interessato può rileggerlo. Questo non ha assolutamente niente di niente a che vedere con ciò che è successo in Giappone. C’è chi vuole, dopo questo evento, mettere in discussione la sicurezza del nucleare. Anche secondo me bisogna farlo: queste centrali sono state progettate per resistere a un terremoto di grado 8.2.
Stanno resistendo, molto bene nonostante quello che si dice, ad un terremoto di grado 8.9, ovvero 7 volte maggiore! Ecco, quindi, la prima cosa che dobbiamo imparare dai giapponesi: come costruire centrali nucleari. Non è solo questo, ovviamente. Un mio amico che lavora per un esperimento di fisica in Giappone mi ha raccontato, molto stressato, come i Giapponesi prendano sul serio le prestazioni di design (ovvero le aspettative sui risultati che si hanno al momento della progettaazione).
Quando noi poniamo una prestazione di design pari a 10, ci aspettiamo nella realtà di avere 8 (parlo di esperimenti di fisica ora). In Giappone, quando si dice 10, si intende 15. Evidentemente, hanno applicato questo principio anche nella costruzione delle centrali nucleari. Tanto di cappello. Tutto, infatti, è stato gestito con la massima competenza.
Quando il terremoto era al suo apice, le aste di moderazione della centrale sono state inserite nel nucleo della centrale, e la reazione dell’Uranio è stata bloccata. Quando ciò avviene, la produzione del calore non cessa in maniera istantanea, poiché ci sono alcune reazioni secondarie che continuano ad avvenire. Mentre l’Uranio reagisce, infatti, crea alcuni elementi radioattivi più leggeri, tra cui, per esempio, il Cesio.
Bisogna quindi aspettare che le reazioni causate da questi elementi cessino di produrre calore. Poiché l’Uranio non produce più altri isotopi, è solo questione di tempo, e queste reazioni si fermeranno autonomamente. Questo calore residuo generato da isotopi secondari è quello di cui si è parlato tanto nei giornali di tutto il mondo. Ricordiamo che non rappresenta più del 3% del calore che si ha durante il funzionamento normale della centrale! Dopo l’inserimento delle aste di moderazione, però, si è dovuto affrontare il primo problema.
Il terremoto ha distrutto il generatore elettrico secondario, che era responsabile del raffreddamento del calore residuo. Alcuni generatori Diesel sono subentrati per qualche ora. Ad un certo punto, però, un’ondata di maremoto ha colpito la centrale. Non un’ondina, ricordiamolo, uno tsunami più potente di qualsiasi previsione umana.
Chi progetta centrali nucleari, però, non si può basare sulle previsioni umane, deve difendere la centrale dall’inimmaginabile. Infatti, la centrale di Fukushima ha attivato delle batterie secondarie di emergenza, in grado di fornire il raffreddamento del nucleo per altre otto ore. Alla fine di queste otto ore, però, non c’è stato modo di fornire energia supplementare per il raffreddamento.
Ricordiamoci, ancora una volta, cosa stava succedendo fuori da quella centrale. Per fortuna, a gestire una centrale nucleare non sono dei giornalisti allarmisti (passatemi la frecciatina), ma persone con una formazione molto specifica, che sanno cosa fare in ogni momento, compresa la gestione della fusione del nucleo della centrale. Per ridurre la pressione all’interno delle varie camere di contenimento della centrale, gli operatori hanno azionato diverse valvole di emissione del vapore verso l’ambiente esterno.
Quando ciò è avvenuto, i giornalisti di cui sopra hanno cominciato a urlarci nelle orecchie che si è verificata una dispersione di materiale radioattivo verso l’ambiente circostante la centrale. È vero? Si, è verissimo. Ma si tratta per lo più di isotopi di azoto, e alcuni gas nobili. In pratica, si tratta di aria e acqua radioattiva. La vita media di questi isotopi è nell’ordine della frazione di secondo. Ciò vuol dire che nel tempo che uno pensa di prendere delle misure della radioattività la radioattività è già scomparsa.
Durante questa fase è avvenuta l’esplosione mostrata nella foto e che ha spaventato il mondo quasi quanto il terremoto di grado 8.9. Il vapore emesso dalla valvole, infatti, ha temperature elevatissime, tali da ionizzare la molecola d’acqua in atomi di idrogeno e ossigeno. Purtroppo questa è una combinazione molto sfortunata e, soprattutto, esplosiva.
Infatti c’è stata un’esplosione all’interno dell’edificio della centrale, ma ben al di fuori delle varie stanze di contenimento. Il fatto che non sia avvenuto all’interno del volume di contenimento non è pura fortuna. Che l’idrogeno e l’ossigeno siano una coppia esplosiva lo si sa anche al momento della costruzione di una centrale. Se non si è un ingegnere sovietico che costruisce e gestisce Chernobyl secondo il volere del regime, questo è uno dei principali effetti da prendere in considerazione.
In nessuna centrale operante sul nostro pianeta è possibile che l’esplosione dell’idrogeno avvenga a contatto del core della centrale. Nemmeno nella centrale di Fukushima. Rimane però il problema di raffreddare le reazioni secondarie. L’Uranio è sotto controllo dall’inizio, ma purtroppo le reazioni del Cesio continuano, e la situazione venutasi a creare è innegabilmente grave.
La situazione non si è risolta facilmente (ma si è risolta). Tutti i sistemi secondari, terziari e via discorrendo hanno fallito nel raffreddare il nucleo della centrale. Parte del contenimento esterno (di terzo livello) ha ceduto, rilasciando una piccolissima quantità di Cesio nel vapore emesso all’esterno. I sistemi di raffreddamento hanno fallito, è vero, ma alla fine quello che si usa per raffreddare il nucleo di una centrale è acqua fresca.
Durante uno Tsunami mancano tante cose, ma non l’acqua. Gli operatori hanno quindi deciso di usare l’acqua marina per completare il raffreddamento, che si è concluso con successo. Non vi è più rischio di fusione o cose del genere, quindi. Cosa sarebbe successo se il nucleo si fosse fuso? Beh, lo avrebbero lasciato fondere all’interno delle camere di contenimento e aspettato che il terremoto passasse.
Dopodiché ci sarebbe stato un lavoro lungo, faticoso e delicato nello stoccaggio dell’uranio rimasto e nello smantellamento della centrale. Invece, eccoci qui, salvi dal disastro nucleare, con solo un piccolo terremoto da gestire. Ma si parla ancora delle dispersioni di materiale radioattivo. Lo si fa per pura strumentalizzazione, in quanto il cesio disperso era in quantità estremamente ridotta, al di sotto di qualsiasi livello di allarme.
Ammettiamo anche che sia stato un livello superiore, tanto da contaminare un paio di chilometri quadrati. Come possiamo passare ore a discutere di questo, quando un’intera nazione è messa in ginocchio da inondazioni, incendi e scosse sismiche? Si può rimanere al corrente della situazione monitornando il sito della TEPCO (Tokyo Electric Power Company): un’area di 20 km^2 è stata evacuata per ragioni di sicurezza, poiché si è misurata una radioattività superiore alla norma.
È preoccupante, è vero, ma è assolutamente trascurabile in confronto ai danni e ai problemi che il Giappone dovrà affrontare a causa di questo terremoto. Io credo che la gestione giapponese sia stata impeccabile e che manterranno sotto controllo la situazione come hanno fatto finora. Purtroppo, nonostante si continui a parlare di nucleare in tutte le salse, le tragedie che stiamo osservando inermi sono ben altre, e dovremmo smettere di strumentalizzare questi avvenimenti in base alle nostre paure e i nostri preconcetti.
Ecco cosa dovremmo imparare dai giapponesi. L’esistenza dell’uomo si inserisce nel disegno della Natura e così noi ci costruiamo una realtà dove vivere. Dobbiamo farlo con rispetto, con intelligenza e con umiltà perché, come dice Magris, noi non siamo contrapposti alla Natura, ne siamo parte. E se un’onda ci spazzasse via tutti facendoci scomparire da un giorno all’altro non ci sarebbe tragedia né sollievo per la Natura, che continuerebbe come ha sempre fatto.
Cosa possiamo imparare dal terremoto in Giappone (e dai giapponesi)
di Eleonora Presani - lunedì 14 marzo 2011
Anche su Appunti Digitali, come su tutto il resto del panorama d’informazione e opinione, parliamo del terremoto avvenuto in Giappone nei giorni scorsi. Lo faremo nella giornata di oggi con due contributi, quello che vi apprestate a leggere e un successivo articolo di Simone Serra che entrerà maggiormente nei dettagli tecnici della vicenda.
Torniamo al Giappone: questo avvenimento è di una portata così macroscopica, che mi è molto difficile parlarne. È difficile perché nessuno può confrontarsi con più di diecimila morti e dispersi, stando comodamente seduto di fronte al proprio computer, e pensare di descrivere o commentare questo avvenimento. Ci si sente delle piccole formiche, inermi e incapaci perfino di comprendere la gravità di questa tragedia. Cercherò quindi di parlarne in modo più tecnico, osservando cosa secondo me possiamo imparare da questo evento che lascerà inevitabilmente la sua impronta nella storia.
Una cosa mi ha colpito in modo particolare questi giorni, e ammetto che faccio fatica a contenere la rabbia su questo punto. Leggendo molti dei giornali italiani sembra che il terremoto e il conseguente tsunami siano eventi secondari, laterali rispetto all’allarme della centrale nucleare di Fukushima.
Il Fatto Quotidiano, al momento della mia scrittura, titola: “Giappone, dopo Fukushima emergenza in altre centrali“, e Repubblica “Si teme la pioggia radioattiva per domani“… Di solito trovo, personalmente, specialmente la prima di queste testate alquanto informativa.
Ma trovo vergognosa la strumentalizzazione di questa tragedia. Veramente questi giornali (ma sono solo esempi, molti altri sono assolutamente analoghi) cercano di venderci la notizia che i giapponesi, in questo momento, devono preoccuparsi delle centrali nucleari? Con diecimila morti risultanti da un conteggio ancora parziale?
Prima di entrare nello specifico del perché, dal mio punto di vista, questa è un’assurdità incredibile e molto pericolosa per la disinformazione che viene data alla popolazione, vorrei consigliarvi la lettura di un editoriale, apparso sul Corriere, che spiega il mio punto di vista (come essere umano, non come fisico nucleare) molto meglio di come posso solo sperare di fare io stessa.
Si tratta dell’editoriale di Claudio Magris, a cui posso solo inchinarmi per la profondità e la chiarezza delle proprie parole. Vorrei ricordate a tutti i lettori di questa rubrica (ma probabilmente molti di voi lo hanno già capito) che la mia opinione può essere facilmente riassunta da alcune frasi di questo editoriale: l’uomo È natura.
L’uomo non può fare niente di contro natura, semplicemente perché è parte di essa, proprio come ogni altro organismo, elemento e particella dell’Universo. Quello che può fare, e che spesso gli riesce molto bene, è fare cose stupide e che lo porteranno a pagare un alto prezzo. Ma anche questo, come tutto il resto, va perfettamente secondo natura.
Il terremoto avvenuto in Giappone lo scorso 11 Marzo è stato il quinto terremoto più potente della storia dell’uomo. È il più potente terremoto che il Giappone abbia mai dovuto affrontare. Eppure sembra che alluvioni, città distrutte, mancanza di acqua potabile, mancanza di elettricità, strade distrutte, case sommerse, siano un evento secondario, perché una centrale nucleare ha affrontato, in una situazione del genere, delle difficoltà nella gestione del raffreddamento post spegnimento.
I giornali sembra vogliano tenerci aggiornati solo su questo. Cercando di scrivere questo post, però, mi rendo conto che trovare delle informazioni affidabili e serie su questo argomento è veramente difficile. Oltre al contributo di Simone, che apparirà fra poco su queste pagine, il testo che secondo me descrive nel modo più preciso e comprensibile cosa sia veramente successo alla centrale di Fukushima, è apparso in un blog di un insegnante australiano residente nella città di Kawasaki, in Giappone. Questo testo è stato scritto dal Dr. Joseph Oehmen, del MIT di Boston.
Ho sentito, o meglio letto sulla rete, che qualcuno si è addirittura sognato di paragonare l’esplosione avvenuta alla centrale di Fukushima, al disastro di Chernobyl.
Mi sento in colpa solo a menzionare questo paragone, ma lo faccio con l’unico scopo di sfatare ogni dubbio. L’esplosione di Chernobyl è stata causata da un aumento eccessivo di pressione, dall’esplosione dell’idrogeno e dalla rottura di tutti i contenimenti, con la conseguente espulsione di tutto il materiale del nucleo (core) nell’ambiente esterno (quella che viene chiamata “bomba sporca”).
Tempo fa ho scritto un pezzo che tentava di spiegare la tragedia di Chernobyl, per cui chi è interessato può rileggerlo. Questo non ha assolutamente niente di niente a che vedere con ciò che è successo in Giappone. C’è chi vuole, dopo questo evento, mettere in discussione la sicurezza del nucleare. Anche secondo me bisogna farlo: queste centrali sono state progettate per resistere a un terremoto di grado 8.2.
Stanno resistendo, molto bene nonostante quello che si dice, ad un terremoto di grado 8.9, ovvero 7 volte maggiore! Ecco, quindi, la prima cosa che dobbiamo imparare dai giapponesi: come costruire centrali nucleari. Non è solo questo, ovviamente. Un mio amico che lavora per un esperimento di fisica in Giappone mi ha raccontato, molto stressato, come i Giapponesi prendano sul serio le prestazioni di design (ovvero le aspettative sui risultati che si hanno al momento della progettaazione).
Quando noi poniamo una prestazione di design pari a 10, ci aspettiamo nella realtà di avere 8 (parlo di esperimenti di fisica ora). In Giappone, quando si dice 10, si intende 15. Evidentemente, hanno applicato questo principio anche nella costruzione delle centrali nucleari. Tanto di cappello. Tutto, infatti, è stato gestito con la massima competenza.
Quando il terremoto era al suo apice, le aste di moderazione della centrale sono state inserite nel nucleo della centrale, e la reazione dell’Uranio è stata bloccata. Quando ciò avviene, la produzione del calore non cessa in maniera istantanea, poiché ci sono alcune reazioni secondarie che continuano ad avvenire. Mentre l’Uranio reagisce, infatti, crea alcuni elementi radioattivi più leggeri, tra cui, per esempio, il Cesio.
Bisogna quindi aspettare che le reazioni causate da questi elementi cessino di produrre calore. Poiché l’Uranio non produce più altri isotopi, è solo questione di tempo, e queste reazioni si fermeranno autonomamente. Questo calore residuo generato da isotopi secondari è quello di cui si è parlato tanto nei giornali di tutto il mondo. Ricordiamo che non rappresenta più del 3% del calore che si ha durante il funzionamento normale della centrale! Dopo l’inserimento delle aste di moderazione, però, si è dovuto affrontare il primo problema.
Il terremoto ha distrutto il generatore elettrico secondario, che era responsabile del raffreddamento del calore residuo. Alcuni generatori Diesel sono subentrati per qualche ora. Ad un certo punto, però, un’ondata di maremoto ha colpito la centrale. Non un’ondina, ricordiamolo, uno tsunami più potente di qualsiasi previsione umana.
Chi progetta centrali nucleari, però, non si può basare sulle previsioni umane, deve difendere la centrale dall’inimmaginabile. Infatti, la centrale di Fukushima ha attivato delle batterie secondarie di emergenza, in grado di fornire il raffreddamento del nucleo per altre otto ore. Alla fine di queste otto ore, però, non c’è stato modo di fornire energia supplementare per il raffreddamento.
Ricordiamoci, ancora una volta, cosa stava succedendo fuori da quella centrale. Per fortuna, a gestire una centrale nucleare non sono dei giornalisti allarmisti (passatemi la frecciatina), ma persone con una formazione molto specifica, che sanno cosa fare in ogni momento, compresa la gestione della fusione del nucleo della centrale. Per ridurre la pressione all’interno delle varie camere di contenimento della centrale, gli operatori hanno azionato diverse valvole di emissione del vapore verso l’ambiente esterno.
Quando ciò è avvenuto, i giornalisti di cui sopra hanno cominciato a urlarci nelle orecchie che si è verificata una dispersione di materiale radioattivo verso l’ambiente circostante la centrale. È vero? Si, è verissimo. Ma si tratta per lo più di isotopi di azoto, e alcuni gas nobili. In pratica, si tratta di aria e acqua radioattiva. La vita media di questi isotopi è nell’ordine della frazione di secondo. Ciò vuol dire che nel tempo che uno pensa di prendere delle misure della radioattività la radioattività è già scomparsa.
Durante questa fase è avvenuta l’esplosione mostrata nella foto e che ha spaventato il mondo quasi quanto il terremoto di grado 8.9. Il vapore emesso dalla valvole, infatti, ha temperature elevatissime, tali da ionizzare la molecola d’acqua in atomi di idrogeno e ossigeno. Purtroppo questa è una combinazione molto sfortunata e, soprattutto, esplosiva.
Infatti c’è stata un’esplosione all’interno dell’edificio della centrale, ma ben al di fuori delle varie stanze di contenimento. Il fatto che non sia avvenuto all’interno del volume di contenimento non è pura fortuna. Che l’idrogeno e l’ossigeno siano una coppia esplosiva lo si sa anche al momento della costruzione di una centrale. Se non si è un ingegnere sovietico che costruisce e gestisce Chernobyl secondo il volere del regime, questo è uno dei principali effetti da prendere in considerazione.
In nessuna centrale operante sul nostro pianeta è possibile che l’esplosione dell’idrogeno avvenga a contatto del core della centrale. Nemmeno nella centrale di Fukushima. Rimane però il problema di raffreddare le reazioni secondarie. L’Uranio è sotto controllo dall’inizio, ma purtroppo le reazioni del Cesio continuano, e la situazione venutasi a creare è innegabilmente grave.
La situazione non si è risolta facilmente (ma si è risolta). Tutti i sistemi secondari, terziari e via discorrendo hanno fallito nel raffreddare il nucleo della centrale. Parte del contenimento esterno (di terzo livello) ha ceduto, rilasciando una piccolissima quantità di Cesio nel vapore emesso all’esterno. I sistemi di raffreddamento hanno fallito, è vero, ma alla fine quello che si usa per raffreddare il nucleo di una centrale è acqua fresca.
Durante uno Tsunami mancano tante cose, ma non l’acqua. Gli operatori hanno quindi deciso di usare l’acqua marina per completare il raffreddamento, che si è concluso con successo. Non vi è più rischio di fusione o cose del genere, quindi. Cosa sarebbe successo se il nucleo si fosse fuso? Beh, lo avrebbero lasciato fondere all’interno delle camere di contenimento e aspettato che il terremoto passasse.
Dopodiché ci sarebbe stato un lavoro lungo, faticoso e delicato nello stoccaggio dell’uranio rimasto e nello smantellamento della centrale. Invece, eccoci qui, salvi dal disastro nucleare, con solo un piccolo terremoto da gestire. Ma si parla ancora delle dispersioni di materiale radioattivo. Lo si fa per pura strumentalizzazione, in quanto il cesio disperso era in quantità estremamente ridotta, al di sotto di qualsiasi livello di allarme.
Ammettiamo anche che sia stato un livello superiore, tanto da contaminare un paio di chilometri quadrati. Come possiamo passare ore a discutere di questo, quando un’intera nazione è messa in ginocchio da inondazioni, incendi e scosse sismiche? Si può rimanere al corrente della situazione monitornando il sito della TEPCO (Tokyo Electric Power Company): un’area di 20 km^2 è stata evacuata per ragioni di sicurezza, poiché si è misurata una radioattività superiore alla norma.
È preoccupante, è vero, ma è assolutamente trascurabile in confronto ai danni e ai problemi che il Giappone dovrà affrontare a causa di questo terremoto. Io credo che la gestione giapponese sia stata impeccabile e che manterranno sotto controllo la situazione come hanno fatto finora. Purtroppo, nonostante si continui a parlare di nucleare in tutte le salse, le tragedie che stiamo osservando inermi sono ben altre, e dovremmo smettere di strumentalizzare questi avvenimenti in base alle nostre paure e i nostri preconcetti.
Ecco cosa dovremmo imparare dai giapponesi. L’esistenza dell’uomo si inserisce nel disegno della Natura e così noi ci costruiamo una realtà dove vivere. Dobbiamo farlo con rispetto, con intelligenza e con umiltà perché, come dice Magris, noi non siamo contrapposti alla Natura, ne siamo parte. E se un’onda ci spazzasse via tutti facendoci scomparire da un giorno all’altro non ci sarebbe tragedia né sollievo per la Natura, che continuerebbe come ha sempre fatto.